Vortice polare in crisi, ma non ancora “splittato”: cosa può succedere a febbraio
Il vortice polare stratosferico è ormai in chiara difficoltà, ma non si è ancora diviso in due lobi distinti. Siamo in una fase intermedia: la struttura è deformata, allungata, disturbata da onde planetarie più incisive, ma il vero e proprio split è atteso solo entro il 9 febbraio, secondo le ultime proiezioni.
Questo passaggio sarà decisivo: solo con un vortice realmente “spezzato” aumenteranno le chance di una risposta fredda più organizzata anche in troposfera.
Ecco la mappa a 10hPa, cioè a circa 31km di altezza prevista per il 10-11 febbraio dal modello GFS su base grafica Meteociel, dove si evince la scissione del vortice polare in due lobi:
Dalla stratosfera alla troposfera: il nodo del “coupling”
Il punto chiave non è solo che il vortice sia in crisi, ma se e quanto questa crisi riuscirà a propagarsi verso il basso. Per parlare di un vero coupling strato–tropo servono:
propagazione del segnale di indebolimento/split dai 10 hPa verso i 100–200 hPa;
risposta del getto polare, con rallentamento e ondulazioni più marcate;
rimodulazione dei centri di alta e bassa pressione a scala emisferica.
Ecco un segnale di accoppiamento a 300hPa, come si vede dal modello GFS su base grafica Meteologix, l’Europa verrebbe coinvolta da una circolazione depressionaria fredda, non ancora un segnale di gran gelo ma certamente un cambio di configurazione importante, ovviamente da confermare:
Se questo allineamento verticale andasse in porto, la circolazione sull’Europa potrebbe cambiare volto nella seconda decade di febbraio, con scenari più invernali anche sul Mediterraneo.
L’anticiclone atlantico: un blocco ancora fragile
In questo puzzle, l’anticiclone di blocco in Atlantico è l’altro grande protagonista. I modelli iniziano a inquadrare una figura altopressoria tra Azzorre, Atlantico centrale e, a tratti, Groenlandia, ma:
la struttura appare ancora poco robusta, la vediamo in questa emissione del modello GFS su base grafica Meteociel per il 13 febbraio:
il getto tende spesso a “tagliarla” da ovest;
le ENS (le emissioni alternative che mostrano un quadro complessivo, definito ENSEMBLE) mostrano forte dispersione dopo il 10 febbraio.
Se però il blocco riuscisse a rinforzarsi e allungarsi verso nord, potrebbe:
deviare il flusso perturbato verso sud;
favorire affondi artici in direzione dell’Europa occidentale e centrale;
aprire un corridoio potenzialmente favorevole anche all’Italia.
Possibile ondata di freddo nella seconda decade di febbraio
Lo scenario più interessante, ad oggi ancora ipotetico ma non fantascientifico, prevede:
Split del vortice polare stratosferico entro il 9 febbraio: vortice indebolito e disturbato.
Coupling con la troposfera nei giorni successivi: getto meno teso, onde più ampie.
Blocco atlantico in rinforzo: deviazione del flusso e affondo di aria artica verso l’Europa.
Si vede tutto in questa mappa estrema prevista per San Valentino tratta dal modello GFS su base grafica Meteociel con le temperature a 1500m sull’Europa:
In questo contesto, tra il 12 e il 20 febbraio l’Italia potrebbe:
sperimentare un calo termico anche marcato, con temperature sotto la media;
vedere episodi invernali più convinti al Nord e lungo il versante adriatico;
assistere a possibili nevicate a bassa quota nelle aree più esposte, se si struttureranno minimi secondari sul Mediterraneo.
Molto dipenderà dalla posizione dell’asse di saccatura: uno spostamento di poche centinaia di chilometri può fare la differenza tra un’irruzione piena e un raffreddamento solo marginale.
Cosa suggeriscono oggi gli ensemble
Le corse ensemble dei principali modelli mostrano un quadro ancora aperto:
segno freddo in aumento sull’Europa centro–orientale nella seconda decade di febbraio;
diversi cluster che vedono un affondo artico più deciso verso l’Europa occidentale;
altri scenari in cui il blocco atlantico resta monco o mal posizionato, con effetti limitati sul Mediterraneo.
In sintesi: il segnale di potenziale cambio di pattern c’è, ma non è ancora “chiuso il cerchio” tra stratosfera, blocco atlantico e traiettoria delle saccature.
Sintesi finale con probabilità
Alla luce di quanto sopra, una stima ragionata ma ancora provvisoria potrebbe essere:
35% – Raffreddamento moderato anche in Italia Scenario: split stratosferico confermato, coupling parziale, blocco atlantico non perfetto ma sufficiente a portare aria più fredda sull’Europa. In Italia calo termico, qualche episodio invernale più convinto, ma senza ondata di freddo eclatante.
25% – Ondata di freddo significativa Scenario: split efficace, buon coupling, anticiclone di blocco ben strutturato in Atlantico. Affondo artico più diretto verso l’Europa centro–meridionale, con freddo deciso e possibili nevicate a bassa quota su parte del Paese.
40% – Scenario smorzato Scenario: lo split resta in gran parte “stratosferico”, il coupling è debole e il blocco atlantico non si consolida. L’Europa mantiene una circolazione più zonale o solo debolmente ondulata, con effetti limitati sull’Italia.
Conclusione
Il vortice polare è già in crisi in stratosfera, ma il vero spartiacque sarà lo split atteso entro il 9 febbraio e la sua capacità di dialogare con la troposfera. Fino a quando il blocco atlantico resterà fragile, parleremo più di potenzialità che di evento invernale imminente. Le prossime emissioni modellistiche saranno cruciali per capire se febbraio vorrà davvero giocare la carta dell’inverno anche sull’Italia o se, ancora una volta, il freddo resterà a distanza.